Il cinema italiano
 I miei film italiani preferiti.
 

La cinematografia italiana ha una grande tradizione che si fonda sui maestri del Neorealismo De Sica e Rossellini, passando per Federico Fellini, fino a giungere ai giorni nostri con gli affermati registi Bertolucci, Tornatore e Salvatores.

Un capitolo particolare merita sicuramente la commedia all’italiana, cioè quel tipo di commedia brillante che partendo dalle classiche situazioni comiche tipiche della commedia tradizionale, affianca una satira abbastanza pungente del costume italiano.

Ed è proprio in questo filone che ho individuato quelli che considero i miei due film italiani preferiti, legati anche a periodi differenti della mia vita.

I due film sono “Totò Peppino e la malafemmena” e “Amici Miei” che sono imperniati su tipi di comicità molto differenti, ma su straordinari interpreti del calibro di Totò, Peppino De Filippo e Ugo Tognazzi.

“Totò Peppino e la malafemmena” sia ben chiaro non è uno dei capolavori della cinematografia italiana, ma è il classico esempio di film godibile, che vedresti anche 20 volte perché ha degli spunti comici esilaranti che non hanno età, nel senso che è un tipo di comicità molto semplice ma efficacissima che arriva a tutti, dai bambini fino alle persone più mature.

Come dice il titolo, il film è interpretato dalla collaudatissima coppia comica formata da Peppino De Filippo e Totò, il principe della risata, e si basa su un canovaccio molto semplice su cui spiccano le gag comiche dei protagonisti, sketch che sono diventati veri e propri cult, ripresi spesso anche nella vita di tutti i giorni.

È la storia si di questo nipote che andando a studiare in città perde la testa per un’attrice di Rivista, la cosiddetta ”malafemmena”, ed è compito dei due zii indagare sulla vicenda e cercare di far tornare il nipote sui suoi passi. Logicamente il tutto terminerà con il classico lieto fine, con la constatazione che questa donna non è poi una malafemmena, anzi con la convinzione che essa sia la donna giusta per il giovanotto.

Secondo me sono tre le cose più rilevanti da segnalare in questo film, dall’episodio in cui Totò detta a Peppino una memorabile lettera che dev’essere recapitata alla “donnaccia” per farla desistere dalle sue attenzioni sul nipote; la scena di quando i due zoticoni arrivano a Milano vestiti come dei Cosacchi; infine la canzone “Malafemmena”, scritta da Totò ed eseguita nel film da Teddy Reno, un brano di struggente bellezza, che resta uno dei classici della canzone italiana.

Sono legato a questo film perché ricorda gli anni della mia infanzia, quando ciclicamente ogni inverno il lunedì sera trasmettevano il ciclo dei film di Totò ed era un appuntamento imperdibile che teneva i miei fratelli ed io bloccati davanti quel grosso scatolone che era la nostra televisione in bianco e nero, mentre mia madre e mio padre correggevano i compiti dei loro alunni.

“Amici miei” è invece un film di tutt’altro spessore rispetto al precedente, girato nella Firenze di metà Anni ’70 e si basa sulle avventure di 5 amici di mezza età alle prese con i disagi delle loro vite quotidiane che però affrontano forti della loro amicizia e dei loro scherzi, spesso pesanti e di cattivo gusto, a danni dei malcapitati di turno.

Il regista Mario Monicelli dirige un gruppo di attori fantastici del calibro di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Gastone Moschin che con le loro personalità spaccano lo schermo, trasmettendo una contagiosa vena burlesca, ma anche un senso di declino, di amarezza e disagio tipico di quel periodo storico in Italia: la risata si riveste di malinconia e i personaggi anche se comici tendono a sfiorire sul patetico.

Il film narra le vicende di un gruppo di amici di lunga data, legati dalla passione per gli scherzi, passione effettivamente presente nel costume fiorentino. Sono memorabili le cosiddette “zingarate”, cioè delle burle abbastanza feroci ordite alle spalle di poveri ignari, anzi a volte di intere folle.

È un caposaldo della cinematografia italiana la zingarata della stazione, in cui i 5 amici prendono a schiaffi i passeggeri di un treno in partenza da Firenze, mentre, affacciati ai finestrini, salutano i loro cari. È stato il sogno di un’intera generazione poter ripetere la stessa burla alla stazione del proprio paese e vi assicuro che dopo l’uscita del film i viaggiatori dei treni erano ben attenti a sporgersi dai finestrini…

Altre zingarate epiche sono quella in cui organizzano la messinscena che fa temere agli abitanti di un paesello la distruzione delle loro case per la costruzione di una strada, oppure quando coinvolgono  in una lunghissima ed elaborata burla, un cliente del bar del Necchi  ad entrare in una presunta banda di estortori in lotta contro altri malavitosi.

A questo film sono legatissimo in quanto è stato un po’ l’ispiratore di tanti momenti bellissimi della mia gioventù, quando si cercava di vincere la monotonia della vita invernale di un paese molto tranquillo della provincia italiana, inventandosi qualcosa che tramutasse quella noia in voglia di vivere e divertirsi. Ed è proprio sull’onda di tale film che abbiamo avuto l’idea di realizzare un pupazzo di dimensione umane e con tutte le fattezze di una persona (il fantomatico “Calogero”), che fosse utilizzato per ordire scherzi alle spalle prima dei nostri amici e poi anche degli sconosciuti, basandosi sulle paure comuni delle persone verso gli ambienti bui e degli ignoti. Anche se abbiamo cercato sempre di agire con la precauzione di non esagerare nelle condizioni al contorno, non vi nascondo che ci siamo trovati di fronte a situazioni imbarazzanti di fronte a Polizia e Carabinieri, che involontariamente erano diventati anche loro vittime delle nostre “Zingarate”. Quindi posso dire che nel mio piccolo, anche io ed i miei amici di sempre abbiamo realizzato il nostro sogno di vivere avventure alla stessa stregua di quel gruppo di mattacchioni che sono stati i protagonisti di “Amici miei”.

Roberto

 

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